Qual è il vitigno più antico del mondo?

Qual è il vitigno più antico del mondo? Sono molti gli studiosi che hanno cercato di rispondere a questo quesito attribuendo all’una o all’altra coltivazione il titolo di vite più antica del mondo.

Oggi percorreremo un interessantissimo viaggio nella storia, alla scoperta di quella che potrebbe essere la vigna più vecchia del mondo, cercando di fare chiarezza il più possibile sull’argomento.

Vite più longeva del mondo

Secondo il parere di alcuni studiosi e ricercatori la vite più longeva del mondo crescerebbe in Slovenia, nel centro di Maribor, nei pressi del fiume Lent. A questa vite è attribuita un’età di 450 anni: trattasi dell’unica pianta al mondo che può vantare l’esistenza di un museo a lei dedicato (La Casa della Vite).

Nella città Slovena vengono ancora oggi organizzate molte manifestazioni per celebrare la vite più longeva al mondo. Il vitigno della vite zametovka è stato recentemente inserito nel guinness dei primati, in qualità di vite più longeva al mondo. La vite fu infatti impiantata nella città slovena nel basso Medioevo, nel corso dell’assedio della città da parte degli Ottomani. Incredibilmente le piante riuscirono a sopravvivere alle cruente battaglie tra gli ottomani e i difensori della città di Maribor. L’odierna Casa della Vecchia Vite era parte integrante delle mura di difesa di Maribor.

Areni: probabilmente il vino più antico del mondo

In questi anni sono in corso delle importanti ricerche scientifiche condotte ai piedi del monte Arat, noto nelle vicende bibliche, legate al celeberrimo episodio dell’Arca di Noè. Questo luogo è a 1300 metri di altitudine: un gruppo di studiosi italiani sta conducendo delle importanti ricerche su un vitigno a bacca rossa denominato “areni” (da villaggio degli Areni).  Questo vitigno potrebbe essere il vero padre della vitis vinifera.

Secondo quanto emergerebbe dalle ricerche sino ad oggi condotte dal gruppo di studiosi italiani, la filossera non sarebbe mai giunta in prossimità del Monte Arat, non raggiungendo inoltre gli altri vitigni esterni al territorio. Trattasi di piante a piede franco che risalgono a tempi antichissimi.

Questo vitigno a bacca rossa è estremamente forte e resistente e caratterizzato dalla presenza di una buccia molto spessa: per certi versi questo vitigno presenta delle caratteristiche simili ad altre varietà di uva di origine georgiana, ritenute le antenate del pinot nero. Il territorio di produzione vitivinicola della Georgia rappresenta certamente il più antico centro di domesticazione della vite. In una grotta armena è stata rinvenuta la più antica cantina del mondo: nel luogo era presente un antico torchio ed un recipiente utilizzato per la fase di fermentazione. Entrambi gli strumenti risalgono a circa 6.000 anni fa.

Antico vino siciliano di 6.000 anni di età

Secondo il parere di altri studiosi il vitigno più antico d’Italia sarebbe anche il vino più antico del mondo: si tratterebbe di un vitigno siciliano datato 6.000 anni di età. Le analisi chimiche sono state condotte su antichi contenitori di coccio risalenti all’Era del Rame (4.000 a. C.).

Prima della scoperta siciliana, è bene precisare che i libri di storia contemporanei datano la nascita della viticoltura e della relativa produzione di vino all’Età del Bronzo (circa 1.300, 1,100 a. C.). I ritrovamenti siciliani potrebbero far cambiare la datazione della nascita della viticoltura, nonché le conoscenze relative all’economia delle società antiche.

Il vino più antico del mondo è sardo

E ancora secondo il parere di altri scienziati la vite più antica del mondo si troverebbe in Sardegna. Il vitigno rinvenuto potrebbe tuttavia rappresentare solamente il vitigno più antico della sponda occidentale del bacino del Mediterraneo.

Oltre 10 anni di ricerche hanno infatti dimostrato che intorno all’anno 1.000 a. C. l’antico popolo dei Nuraghi coltivava la vite ed in particolare dei vitigni autoctoni del territorio sardo. I semi di vite rinvenuti sul territorio dagli archeologici sono stati datati con la tecnica del carbonio 14 e risalirebbero a 3.000 anni fa, il periodo di massimo splendore della grande civiltà dei Nuraghi.

I dati di natura archeobotanica sino ad oggi in possesso, attribuivano il merito della diffusione della vitis vinifera all’antica civiltà dei Fenici, supportati successivamente dalla grande diffusione operata dai Romani. I ritrovamenti in Sardegna potrebbero invece essere fondamentali per riscrivere anche in questo caso la storia sino ad oggi conosciuta.

Le risultanze delle ricerche condotte in Sardegna sono state pubblicate dal team del Centro Conservazione Biodiversità dell’Università di Cagliari, sulla rivista Vegetation History and Archaeobotany: trattasi di una delle più importanti riviste scientifiche di settore a livello internazionale. I risultati dello studio condotto sono stati ottenuti grazie alle più moderne tecniche di analisi dell’immagine computerizzata, messa a punto proprio dal Centro Conservazione Biodiversità, con la preziosa collaborazione della Stazione Consorziale Sperimentale di Granicoltura per la Sicilia.

Il vitigno scoperto dagli scienziati sembrerebbe essere a bacca bianca ed avere delle relazioni con alcune varietà di uve coltivate sul territorio della Sardegna Sud Occidentale di Vernaccia e Malvasia. Anche questa notizia andrà probabilmente ad aprire nuovi scenari, inaugurando nuove indagini e gruppi di ricerca che opereranno su altri siti archeologici.

La vite più grande del mondo

La vite più grande del mondo si trova In Alto Adige e per la precisione a Prissiano, ai piedi del Castello di Katzenzungen (il castello delle lingue di gatto) risalente al 1.200. Si tratta di una pianta davvero molto grande e al contempo molto antica.

Con il passare del tempo questa vite è cresciuta esponenzialmente, raggiungendo dimensioni davvero da record.

Il vino più invecchiato del mondo

Qual è il vino più invecchiato del mondo? La bottiglia di vino più antica al mondo è sigillata con l’ausilio di cera ed olio e risale al 350 d. C. Il vino più invecchiato del mondo ha dunque 1650 anni di vita. La bottiglia è esposta presso il Museo Historisches Museum der Pfalz in Germania ed è stata rinvenuta nell’anno 1867 ed analizzata chimicamente nel periodo della Prima Guerra Mondiale.