Blend e uvaggio, le più sofisticate miscele italiane

Oggi vi parleremo di blend ed uvaggio, percorrendo un piacevole viaggio alla scoperta dell’intrigante mondo dell’assemblaggio del vino e del suo significato.

Iniziamo con la spiegazione del significato di blend: in enologia per blend si intende una sofisticata miscelazione di due o più vini, finalizzata ad ottenere un taglio unico. Il termine blend è dunque sinonimo di assemblaggio e missaggio di uve differenti.

Il blend è dunque la miscela di uve, mosti e vini della stessa annata o di vendemmie precedenti. L’arte della miscelazione delle uve si tramanda nei secoli e affascina milioni di intenditori e professionisti enologi. Ovviamente come tutte le arti complesse, anche l’assemblaggio dei vini è frutto di grande esperienza, competenza e professionalità. Il blend in enologia è in un certo senso accomunabile all’arte della pittura o della musica: un’accurata selezione di profumi, aromi e gusti che nasce dall’esperienza e dalla perizia dell’uomo.

Il taglio bordolese: il più candido esempio dell’arte dell’assemblaggio

Mischiare e miscelare uve diverse rappresenta un’arte antichissima che nel corso dei secoli è stata caratterizzata da molteplici scopi. I vini vengono tagliati quando si intende ottenere un prodotto particolarmente ricercato ed attraente, indirizzato esplicitamente ad un certo segmento del mercato enologico.

E’ importante precisare che può definirsi blend quando viene tagliato il 50 per cento di un vino (ad esempio uve cabernet sauvignon) mentre il restante 50 per cento è rispettivamente composto da altre uve.

Il taglio bordolese rappresenta certamente l’esempio più classico ed elegante di blend: questo storico assemblaggio di origine francese viene realizzato con l’ausilio prevalente di uve cabernet sauvignon e merlot.

Differenza tra blend e taglio di un vino

Si può definire taglio di un vino quando nelle operazioni di assemblaggio viene utilizzato solamente il 15 per cento del totale del vino.

Concetto e cultura del blend in enologia

Nel fantastico mondo della produzione vitivinicola, anche il puro dei Nebbiolo o dei Sangiovese è spesso e volentieri il risultato di un sofisticato blend.

Oggi siamo soliti associare il concetto e la cultura del blend, all’assemblaggio di uve differenti che danno vita a capolavori come il sopra citato taglio bordolese. Altri esempi di blend, per così dire particolarmente riusciti sono rappresentati dall’esotico Gsm (Grenache, Syrah e Mourvèdre) o sua maestà Amarone, sofisticato assemblaggio di uve Corvina, Rondinella e Molinara.

Non dimentichiamoci tuttavia che il blend è molto altro ancora, ovvero il sofisticato assemblaggio tra diverse annate dello stesso vino, tra botti differenti o ancora tra zone adiacenti della medesima denominazione o tra vinificazioni separate anche nello stile. In questo caso, rimandando al paragrafo precedente, si potrebbe parlare più propriamente di taglio.

Continua evoluzione dei più pregiati blend bordolesi

Sul territorio di Bordeaux, nel corso del novecento si è vissuta una stagione particolarmente votata alla qualità e all’eccellenza della produzione vitivinicola realizzata con l’ausilio del taglio bordolese. Le personali interpretazioni e la costante ricerca fanno del taglio bordolese, soprattutto nella nostra Penisola, un’arte in continua evoluzione che dà luogo a capolavori unici e dotati di una personalità unica.

Taglio bordolese: il Merlot soppianta il Malbec

Le uve Merlot rappresentano ad oggi il corredo più classico alle uve cabernet sauvignon per la realizzazione del taglio bordolese. All’inizio del secolo scorso le cose erano differenti. All’epoca il Malbec era certamente più diffuso ed utilizzato nel taglio bordolese, con percentuali che lambivano il 22 per cento. Anche oggi le uve Malbec sono presenti in minor percentuale in molti vini realizzati con taglio bordolese.

Una delle ragioni per le quali le uve merlot soppiantarono nel corso degli anni le uve Malbec è il fatto che dovendo ripiantare sui portinnesti, presto ci si accorse che il Merlot era caratterizzato da migliori rese e miglior equilibrio rispetto al Malbec: quest’ultimo dava invece risultati migliori su piede franco.

Blend: l’importante ruolo giocato dal terreno

Possiamo affermare con piena cognizione di causa che il taglio bordolese è ancora oggi in piena evoluzione. Ciò è dato dal fatto che molti enologi decidono di modificare l’uvaggio a seconda dell’andamento delle differenti annate. A tal proposito è bene precisare che i cambiamenti climatici stanno giocando un ruolo fondamentale a sostegno della riconsiderazione di alcuni vitigni.

Un nuovo approccio al concetto di blend può essere colto dalla seguente considerazione: si assomigliano più tra di loro un Cabernet Sauvignon ed un Merlot su argilla che due Cabernet, uno su argilla ed uno su sabbia.

Continui aggiustamenti in relazione ai cambiamenti climatici

Partendo proprio da loro in vigna, gli importanti cambiamenti climatici stanno costringendo molte aziende vitivinicole italiane ed internazionali all’ottenimento di vini per così dire quasi opposti, da miscelare tra loro.

Uno degli aspetti certamente più discussi nel dibattito enologico nel nostro Paese è il taglio tra diversi terroir; nello sviluppo delle terre italiane adibite alla vitivinicoltura uno degli elementi più limpidi e cristallini è certamente rappresentato dall’emancipazione orientata verso una maggior espressività e dalla valorizzazione dei crù.

Il dibattito enologico italiano è oggi orientato su cosa sia più espressivo tra il singolo vigneto o un concetto più ampio di terroir, relativo ad una determinata denominazione o al territorio di un Comune.

Il grande vino nasce dal grande vigneto

Il vigneto rappresenta certamente la più elevata e suggestiva testimonianza di un determinato territorio: per la produzione di un grande vino non deve tuttavia mai mancare la vocazione, quell’insieme di ideali che consentono di dare vita ad un grande vino partendo proprio da un grande vigneto.